La prima infanzia è un periodo estremamente difficile da affrontare, specialmente quando ci si trova a dover gestire più bambini contemporaneamente.

Il lasso di tempo compreso tra la nascita e i primi quattro/cinque anni di vita del bambino è contraddistinto da quello che gli psicologi chiamano egocentrismo, una condizione che porta il piccolo a guardare il mondo secondo una prospettiva strettamente personale. Ciò genera di frequente conflitti, specialmente con i coetanei. Per capire come evitare che il bimbo litighi spesso con il gruppo dei pari è importante mettere in atto alcune strategie specifiche.

Benché fortemente egocentrico, il bambino è portato per sua stessa natura a ricercare il contatto con persone della stessa età. Nonostante esistano possibilità piuttosto elevate che la relazione con altri bambini scateni contese, ad esempio per il possesso di un determinato giocattolo, è fondamentale favorire attività in cui siano coinvolti contemporaneamente tutti i membri in quel momento presenti.

Per fare in modo che ciascun bambino riesca a costruire un rapporto sereno con i propri compagni di gioco, bisogna innanzitutto creare le condizioni adatte a favorire legami positivi. Uno degli ambienti più idonei al raggiungimento di questo obiettivo è la scuola dell’infanzia, considerata dagli esperti il luogo simbolo della socialità, in cui il bambino incontra ufficialmente l’altro da sé e si confronta con persone diverse per estrazione sociale, nazionalità e famiglia d’origine.

Compito dell’educatore è quello di creare un’atmosfera in cui la diversità sia motivo di curiosità, non di conflitto. Per ridurre al minimo le occasioni di scontro, sarà bene predisporre adeguatamente lo spazio circostante, che dovrà essere fornito di un numero di giocattoli adeguato: né troppi, né pochi. Se fossero superiori alle necessità infatti ciascun bambino tenderebbe a isolarsi; al contrario, se non fossero in numero sufficiente, si innescherebbero continui litigi.

Lo scontro con i coetanei spesso nasconde un disagio più profondo, le cui radici sono il più delle volte da ricercarsi nell’ambito familiare. I genitori svolgono un ruolo essenziale e delicato: spetta in primo luogo al padre e alla madre iniziare il piccolo alla collettività, abituarlo a condividere oggetti e attività di svago. Se ci sono altri fratelli più grandi in famiglia, sarà più semplice fare in modo che il bambino si predisponga all’accoglienza e si mostri propenso a mettere in comune ciò che inizialmente era solo suo.

Bisognerà evitare che il bambino assista a scene di violenza e vigilare anche sul tipo di modelli imposti dalla televisione e dal mondo dei video games. Essendo predisposto a reagire di fronte ad una minaccia esterna con comportamenti connotati da un certo grado di aggressività, potrebbe incrementare la pulsione violenta verso gli altri coetanei ed accentuare le manifestazioni di rabbia.

La regola principale è quella di incoraggiare le occasioni di incontro. Organizzare feste, merende di gruppo, uscite didattiche insieme ai compagni è la maniera più efficace per accelerare il processo di socializzazione. Un bambino adeguatamente supportato svilupperà legami sereni e sarà meno predisposto allo scontro. Dovranno perciò essere privilegiate attività per piccoli gruppi, in cui lo scopo è il raggiungimento di un fine comune da conquistare grazie all’impegno di tutti.

Anche se può sembrare azzardato, in alcuni casi è meglio non interrompere una situazione di contrasto tra bambini piccoli: litigare a volte fa bene. Il classico bisticcio tra coetanei, se monitorato dall’adulto, aiuta il piccolo a gestire in maniera autonoma e indipendente le relazioni con i compagni, a capire le ragioni dell’altro, innescando un meccanismo di riflessione che sfocia di frequente nel desiderio di far pace.

 

fonte » http://mammaebambino.pianetadonna.it/come-evitare-che-il-bambino-litighi-con-gli-altri-bambini-193643.html

 


 

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